Lo faccio o non lo faccio: ecco come sviluppare l’intuito per fare cose straordinarie

Non so se posso fidarmi del mio istinto o se dovrei seguire quello che dice la testa.

Nell’articolo andremo alla scoperta di come e quando possiamo dare fiducia alle sensazioni intuitive e come allenarle per renderle alleate nelle decisioni importanti.

Intuito vs Saggezza Intuitiva

Perché a volte intuitivamente combiniamo piccoli o grandi guai e altre volte, invece, prendiamo decisioni straordinarie?
Semplice: in alcuni casi usiamo l’intuito e in altri la saggezza intuitiva.

Intuito
in·tùi·to/

È la tendenza a percepire o a valutare una certa situazione anche senza avere tutte le informazioni rispetto ad essa.
Nella vita di tutti i giorni si traduce con una vocina che ci manda messaggi come Non me la racconta giusta, Non dovresti proprio farlo oppure Fallo adesso.

A posteriori in alcuni casi la ringraziamo, in altri ci mangiamo le mani per le decisioni che “ci ha fatto” prendere.
Infatti più che l’intuito dovremmo iniziare a sviluppare la nostra saggezza intuitiva.

Saggezza intuitiva
sag·géz·za/ in·tui·tì·va

La capacità di rispondere con prontezza a una certa situazione nel modo più funzionale per noi stessi.

La saggezza intuitiva non nasce solo dalle sensazioni di pancia ma è frutto della collaborazione tra il cervello enterico (cervello della pancia dove risiedono 200 milioni di neuroni) e quello encefalico (cervello della testa). Detto in parole semplici, avviene quando la pancia e la testa iniziano a cooperare.

Va da sé che, per farle collaborare, devono essere abituate a parlarsi. Insomma, se hai chiuso da tempo le porte a sensazioni e emozioni, è difficile che tu abbia sviluppato una grande saggezza intuitiva, ma… ci si può lavorare.

Quando ti puoi fidare dell’intuito

Come si trasforma l’intuito in saggezza intuitiva. È necessario tenere conto di questi tre aspetti.

  1. Quanto ne so effettivamente sulla situazione? Avere una conoscenza o un’esperienza pregressa è un requisito fondamentale per avere intuizioni sagge in un certo ambito.
    Il vostro intuito non ha tutte le risposte, può esservi d’aiuto solo nelle situazioni in cui veramente avete una competenza sull’argomento.
    Prima di investire in borsa perché la pancia vi suggerisce di farlo, accertatevi di avere competenze tecniche sull’argomento. Altrimenti non si parla di scelta intuitiva, ma di scelta casuale!
  2. Sono arrabbiato? Triste? Impaurito? Eccitato?
    Per accedere alla saggezza intuitiva, è necessario essere in uno stato di equilibrio emotivo: la rabbia, l’ansia, la paura ma anche la felicità e la trepidazione modificano completamente il modo in cui “leggiamo” il nostro intuito.
    Ad esempio, se stai prendendo una decisione sul tuo futuro professionale e sei in uno stato di paura, il tuo istinto comunicherà messaggi collegati a quell’emozione. E allora che si fa? Prima si torna a uno stato di equilibrio emotivo (mindfulness, tecniche di PNL… possono sempre arrivare in aiuto) e poi ci si mette in ascolto.
  3. Sono allenato?
    Fai in modo di allenare il tuo intuito:
    la saggezza intuitiva può e deve essere allenata. All’inizio testala su cose semplici o decisioni mediamente importanti e poi la potrai usare anche in altre situazioni.


Tre aneddoti sull’intuito

Business e sensazioni di pancia
In Giappone c’è una tecnica di centratura che ha il nome di Haragei. Viene usata dai manager anche nelle grandi multinazionali per prendere decisioni aziendali basate sulla saggezza intuitiva (oltre che sui dati del proprio business!).

Il rischio è amico della fame
Se vuoi chiedere un aumento, ti conviene scegliere il momento prima della pausa pranzo. Le persone a stomaco vuoto sono portate ad accettare un più ampio margine di rischio. Questo ci era utile per cacciare le prede quando era ancora l’unico modo per riempire la propria propria.

Tazza di tè caldo e fiducia
Quando teniamo in mano una tazza con dentro una bevanda calda siamo più portati a fidarci di chi abbiamo davanti, al contrario se stiamo masticando qualcosa dal gusto amaro saremo più portati a notare le criticità dell’altro.

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