Così sono diventata Trainer in PNL, così ho imparato a godermi il viaggio

orlando

È passato circa un mese da quando sono tornata da Orlando, ma la sensazione che mi ha lasciato non ha perso di intensità… anzi.

Sono andata là per fare l’ultimo step del percorso per diventare trainer in PNL.

Ho aspettato questa esperienza per diversi mesi, per me un tempo lunghissimo che ho ridimensionato quando, arrivata lì, ho incontrato persone che aspettavano di farla da una vita, devo dire che mi son sentita fortunata.

Ma partiamo dall’inizio.


Diventare trainer in PNL, o più precisamente Licensed NLP Trainer, è un percorso che inizia da lontano, per me è iniziato circa due anni fa quando ho iniziato a frequentare i corsi di PNL a PLS Coaching: è un percorso che ti prende anima e cuore e che può portarti davvero lontano. A Orlando ci sono andata per frequentare il corso Trainers Training che permette di diventare Provisional NLP Trainer, è l’occasione in cui hai la fortuna di incontrare due tra i più grandi maestri in PNL, Richard Bandler e John LaValle, insomma quelle persone che ti hanno cambiato una bella parte di vita prima ancora di averle incontrate, figuriamoci dopo!

Sono partita con le ordinarie preoccupazioni (Che succederà laggiù? Ne uscirò viva? Felicemente viva? Riuscirò a godermi l’esperienza fino in fondo?) e la prima cosa che mi è successa è stata perdere il bagaglio.

Invece di disperarmi ho pensato di poterlo leggere come un messaggio dall’universo: il mio bagaglio di seghe mentali poteva tranquillamente essere lasciato a casa. Speravo che invece il bagaglio con i vestiti arrivasse abbastanza velocemente: più che altro mi interessava avere le mie scarpe per andare a correre, che è il mio primo passo per far andare bene le cose.

La mattina in cui sono entrata a registrarmi nella hall dell’enorme albergo in cui si sarebbe svolto il corso ho avuto l’impressione semplicemente di essere nel posto giusto al momento giusto. Da quell’istante tutto si è svolto in maniera completamente naturale: gli incontri con persone da tutto il mondo, le prove da affrontare, gli esami da sostenere, gli sguardi da reggere, i sorrisi da suscitare, i feedback da accogliere, le esperienza da sperimentare.

Al di là di tutto quello che mi ricordo meglio è la fluidità con cui ogni cosa accadeva e andava proprio come io volevo che andasse. Nel mental coach si chiama Flow State, quello stato in cui agiamo guidati dalla mente inconscia senza che la nostra mente analitica debba sempre metterci lo zampino. Ed ecco che, al di là dei tecnicismi e delle competenze, ciò che più mi è rimasto da questa esperienza è la sensazione di libertà e sicurezza nel momento in cui sostituisci la paura del fallimento all‘irresistibile voglia di sperimentare, la sensazione di enorme fiducia che possiamo dare a quella parte che sa sempre dove portarci, se ben educata.

Ed è stata quella parte di me a farmi parlare l’inglese alla perfezione, lo spagnolo molto meglio di quanto credessi, a farmi saltare in piedi quando chiedevano “Chi viene per primo a fare l’esercizio?” perché dentro di me c’era qualcosa che mi stava dicendo… “Tranquilla ci penso io, anzi ci alleiamo, ci pensiamo insieme e tutto andrà per il meglio” E così è stato, sempre.

È necessario chiarire un aspetto. Mi sono potuta permettere di vivere l’esperienza con questa attitudine perché sono stata eccellentemente preparata (ora posso dirlo con dati alla mano) da due dei trainer in PNL più efficaci e competenti che abbia mai incontrato. Se non fosse stato per Stefania Ciani e Lapo Baglini, mi sarei persa la parte più importante del viaggio. Invece una volta riappropriatami delle scarpe da corsa adatte a percorrere l’intera distanza non mi è rimasto altro da fare che inspirare, espirare e godermi la bellezza del paesaggio.

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