Cosa è accaduto nella giornata di coaching dedicata all’Autostima femminile sul campo da rugby il 20 febbraio? Erba bagnata, fango, palla ovale, coraggio, grinta, sussurri e grida, spericolatezza, gioia, sorrisi, voglia di mettersi alla prova, di spingersi oltre i propri limiti, voglia di stupire, di ripensarsi, di … “riorganizzare i pensieri, anzi piuttosto sistemarli in modo efficace” [commento di una partecipante].
Questo può fare una sola giornata di coaching su se stesse, affiancata a una formazione esperienziale come il rugby, particolarmente efficace nel far esperire alle partecipanti la possibilità di andare oltre, smettere di ascoltare le vecchie credenze, lasciarsi alle spalle il passato e guardare avanti con occhi nuovi.
Il video (vedi più in alto) e le 82 foto di Lucia Poggiali su Flickr mostrano più di quanto mille parole possano fare.
A questo si aggiunge l’interesse dei media, che ha prodotto una bella rassegna stampa sui giornali a cui si aggiungono servizi sui telegiornali locali di ToscanaTV, 7gold e RTV38.
A livello nazionale abbiamo catturato l’attenzione della giornalista del gruppo RCS Luisa Adani, che ci ha ospitato sul suo blog: LeiWeb/lavoro.
Ma più di tutto ci hanno fatto piacere i feedback, che sono arrivati i giorni successivi dalle partecipanti e che trovate in fondo alla pagina ufficiale di Autostima femminile.
Grazie in particolare a loro per come si sono donate a noi, affidandosi, mettendosi in discussione e regalandoci tante emozioni.
Ci hanno dato un bel segnale che ci spinge andare avanti e organizzare nuovi eventi di coaching e di sviluppo personale, sempre meglio.
Quante persone conoscete che si lamentano perché:
- non raggiungono risultati nella loro vita professionale o personale;
– dicono di essere bloccate e non sanno agire subito;
– dicono di non essere capaci a fare qualcosa e di non avere risorse;
– sostengono di non saper comunicare e relazionarsi con gli altri;
– non riescono ad organizzarsi;
– vedono ostacoli continui sul loro cammino;
- non hanno fiducia in loro stesse e negli altri;
- dicono di essere stressate o scocciate dagli eventi???
Invece di essere scoachate potrebbero essere…”coachate”!
Mi sono permessa un piccolo gioco di parole per dirvi che… se volete essere d’aiuto a queste persone, oltre a dare il vostro calore umano, potete suggerir loro di rivolgersi ad un coach. Per quale motivo investire sull’aiuto di un coach e quali vantaggi può offrire? Le ragioni possono essere molteplici.
I risultati possono riguardare molte aree: dall’autostima, al cambiamento delle credenze limitanti, dalla definizione degli obiettivi, al miglioramento delle capacità comunicative e di relazione, dalla gestione dei conflitti alla gestione del tempo, dall’acquisizione della fiducia alla gestione degli stati d’animo… insomma, innumerevoli aree d’intervento, nel campo del benessere e dell’equilibrio, che sono orientate al miglioramento della qualità della vita.
Un bravo coach indica cosa fare e dà gli strumenti su come fare: offre i suggerimenti sui campi nei quali intervenire ed offre gli strumenti da utilizzare, in modo tale che, chi li apprende, possa utilizzarli per il resto della vita.
Come professionista s’impegna e lavora solo con persone che siano motivate al cambiamento. E’ colui che , durante il primo incontro col suo Cliente (intake), dice subito se può essere utile per le persone e non perde tempo.
Consigliare alle persone, alle quali tenete, di rivolgersi ad un coach (essere “coachate”) da loro l’opportunità di creare consapevolezza, progettare azioni concrete, facilitare l’ottenimento di veri risultati… così da non essere più “scoachate” di ciò che accade nella loro vita ma…Vivere la vita appieno!
Si è conclusa il 9 di febbraio 2010, con grande soddisfazione, la seconda esperienza del Corso “La tua mente è libera…Libera la tua mente!” (la prima esperienza si era svolta ad Arezzo, a dicembre, presso l’Agenzia Formativa Metaphora) di Terranuova Bracciolini, per una serie di 5 incontri intensi ed efficaci.
Un percorso che ha portato a riflettere sulla mente e le sue credenze, le percezioni e le immagini mentali, i deterrenti del pensiero creativo, la possibilità di valorizzare la mente e di allenare la mente a gestire la relazione con l’autostima, con gli altri, con la salute e il corpo, con le perdite e i dispiaceri, con la prosperità ed il potere personale…
Consapevolezza e creatività sulle alternative… la nostra mente può! Abbiamo tutte le qualità e risorse per soddisfare i nostri desideri!
I partecipanti di entrambi i corsi hanno deciso di svegliare la loro mente... adesso sanno che le abitudini mentali si possono variare e sanno che ci si può permettere di vivere la vita che desideriamo, permettendo agi altri di vivere la realtà che hanno deciso di vivere!
Un Grazie a tutti! Davvero un Buon Lavoro. E’ sempre una crescita immensa condividere con chi ha voglia di migliorare!
Avete presente la sensazione di fastidio che provate quando qualcuno si avvicina troppo per parlarvi, se non gradite la sua presenza? Ecco, questo qualcuno ha invaso il vostro spazio. E il vostro fisico naturalmente reagisce con un certo senso di malessere.
C’è un’importante analogia fra le arti marziali e la vita di tutti i giorni: la gestione dello spazio.
Immaginate di disegnare un cerchio intorno a voi, un po’ come si usa ultimamente in pubblicità… Solo che in questo caso la finalità del cerchio è differente: non sta a significare che tutto ruota intorno a voi e che siete il centro dell’univers, ma semplicemente che avete uno spazio che può essere definito come vostro, dove qualunque intromissione fisica o verbale, se non “autorizzata”, non è benvoluta.
Ma come misuro “il mio spazio”? Il problema è tanto semplice in teoria quanto complesso nella pratica.
Si tratta in primo luogo di valutare il nostro avversario e le sue le “leve” di attacco, siano esse leve di tipo fisico o verbale. In sostanza, se l’avversario attacca con un pugno, la distanza di sicurezza è “corta”, se attacca con le gambe, dovrò essere un po’ più distante per stare al sicuro, se attacca con un bastone lungo, la distanza cambia ulteriormente. Allo stesso modo, se si tratta di aggressione verbale, dobbiamo valutare se le “minacce” siano reali, e in tal caso stabilirne la portata (anche in base al tipo di “aggressore”, o se ci si trova solo davanti a qualcuno che alza la voce. La complessità sta nel valutare l’attacco in modo spontaneo e immediato.
Poi è necessario valutare l’ambiente in cui mi trovo.
Se mi trovo in un parco e uno sconosciuto mi sbatte volutamente contro, evidentemente c’è qualcosa che non torna. Se sono in ufficio invece non posso picchiare tutti quelli che si avvicinano troppo o con cui magari sono costretto a discutere, anche se in modo concitato… In ognuno di questi casi il mio spazio, diciamo il grado di tolleranza se parliamo di aggressione verbale, deve essere evidentemente differente.
Quindi il “mio” spazio, o meglio la mia percezione dello stesso, si allarga o si restringe a seconda di diversi parametri.
In ultimo è necessario definire la reazione appropriata.
Quando parlo di “reazione” come sempre non intendo “mandare l’aggressore all’ospedale”. Intendo “riequilibrare una situazione non equilibrata” con una reazione commisurata all’azione (aggressione). Tenendo sempre bene in mente che l’obiettivo non è fare del male, ma evitare di subire un danno (di qualunque tipo esso possa essere) e mettere il nostro avversario non più nelle condizioni di nuocere, utilizzando la stessa forza della sua aggressione contro di lui.
La reazione può anche semplicemente consistere nel far scaricare l’aggressività del nostro avversario restando centrati ed equilibrati.
Il tutto può essere riportato alla vita in azienda…
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