Non occorre andare lontano per accorgerci di quanto litigano le persone. In coppia, in famiglia, tra colleghi o amici, per strada, tra vicini, tra le nazioni… i conflitti sono all’ordine del giorno ed i motivi per farli scoppiare possono essere infiniti.
Ogni relazione umana è corredata, in modo più o meno evidente, da punti in comune e accordi o, al contrario, da disaccordi e divergenze di opinione… Motivo? Ognuno di noi ha un suo modo di osservare e rappresentare la realtà, un suo modello, una sua “mappa” e alcune volte non prendiamo in considerazione i diversi punti di vista delle altre persone e ci dimentichiamo delle differenze tra noi e gli altri, applicando solo quelli che sono i nostri schemi di pensiero, senza far niente per entrare nella loro mappa. Ed ecco che si litiga…
E… meno male!!!
Il termine “conflitto” deriva dal latino conflictum , da confligere, che letteralmente significa “scontrarsi”, ovvero “incontrare qualcuno”. Ci hanno abituati a vedere il conflitto solo come un opposizione e non un incontro e quindi una possibilità di cambiamento. E invece, il conflitto rappresenta un elemento essenziale dello sviluppo psichico, come sostiene lo psicologo Erik Erikson, poiché grazie ad esso, alla sfida che ne nasce, l’individuo acquista la forza necessaria per passare allo stadio/sfida successiva.
E’ una questione di evoluzione!
Leggi tutto l’articolo su Psicolab: Il Litigio Costruttivo: essere Padroni di Se Stessi
Secondo un articolo de “Il Sole 24” ore del 19 marzo 2007, già all’epoca risultava che in Italia un milione di 40enni doveva ripartire dopo essere rimasti senza lavoro. Immaginate oggi! Il dato è senza dubbio poco piacevole e secondo me è ottimistico, in quanto è la sommatoria dei numeri riportati dalle maggiori agenzie interinali operanti nel nostro bel paese.
Dico “ottimistico” perché io sono rimasto senza lavoro a 38 e a 42 anni e non ho messo piede in agenzie interinali e nemmeno le ho contattate in altri modi, come fa oggi un altro buon milione di 40enni che, senza perdere tempo hanno dovuto fare una veloce disamina della situazione e via di corsa a creare nuovi contatti che portano alle successive esperienze professionali.
Molti, evidentemente, non trovano cosa facile risolvere in modo così veloce e autonomo la questione; spesso perché in quei frangenti il bisogno di sicurezza e l’ansia per la criticità dell’ aspetto finanziario può limitare l’obiettività e la lucidità necessarie per una giusta scelta, e soprattutto, può venire a mancare lo stato d’animo utile per vedere e cogliere le opportunità che certamente esistono in altri settori nel mercato del lavoro.
Perché perdere il lavoro e trovarsi a cercare un nuovo impiego è visto come un problema? Perché destabilizza e causa addirittura spiacevoli conseguenze e traumi? Semplicemente perché nel lavoro, come nella vita in genere, maturiamo delle abitudini, consuetudini, convinzioni. In pratica, esperienze quotidiane ripetitive che alimentano un piacevole senso di certezza e di sicurezza.
L’esperienza del cambiamento che fa da premessa all’instabilità, altro non è che un’esperienza quotidiana diversa dal solito e, se spaventa, il motivo sta semplicemente nel fatto che non era prevista. Una persona, che invece dà per possibile questo fatto, percepirà in modo meno drastico l’evento.
Voler assolutamente mantenere schemi, abitudini, consuetudini, chiamandole “certezze”; ci potrà da un lato far provare meno ansie; ma da un altro lato quante cose non potremmo provare, e quante abilità nascoste non useremmo? Inoltre, in caso di interruzioni impreviste di rapporti lavorativi, rischieremmo di farci trovare impreparati a dover gestire una situazione, critica solo perché inaspettata.
Come fare quindi?
Come farsi trovare preparati in caso di previste e impreviste risoluzioni di rapporti di lavoro?
Come ripartire serenamente se la situazione ci ha colti di sorpresa?
Ci sono vari metodi: uno di questi, innovativo e assolutamente funzionale, deriva dall’approccio di coaching, un metodo di supporto, affiancamento e “formazione” per definire e raggiungere in modo garantito i propri obiettivi, superando momenti di empasse.
Leggi tutto l’articolo: Senza Lavoro a 40 Anni: come Ripartire alla Grande

PLS coaching annuncia il primo Practitioner in PNL tenuto da tre membri del Network:
Licensed Practitioner - Neuro‐Linguistic Programming ™

Il primo livello di specializzazione internazionale in NLP™
Il corso è tenuto da quattro trainer certificati da Richard Bandler, secondo quanto previsto dalla “Society of NLP”, fondata nel 1978 insieme a John Grinder. La “Society of Neuro Linguistic Programming™” è stata creata allo scopo di esercitare un controllo di qualità sui programmi garantendo un servizio di valore e una formazione aggiornata ed efficace.
Tre dei quattro trainer di questa prima edizione sono membri di PLS coaching:
Il corso è articolato su sette giorni full time (29-30 maggio 2-6 giugno) e si terrà a Firenze.
Tutti coloro che avranno frequentato e superato il corso di specializzazione PLS “NLP Practitioner”, riceveranno, incluso nella quota di partecipazione, l’attestato della Society of NLP firmato in originale da Richard Bandler (co-creatore della PNL).
Si tratta di sette giornate per entrare nel mondo della Programmazione Neuro Linguistica, imparare ad essere più efficaci nella comunicazione, conoscere e gestire al meglio i nostri stati d’animo, motivarsi al meglio e iniziare un processo di cambiamento.
Per informazioni e iscrizioni clicca su PLS NLP Practitioner oppure scrivete a info@plsweb.it
di Elena Morra
Questo è il resoconto di un evento di coaching per creativi svolto da me (NdR Elena Morra) e Paolo Svegli dentro la Bolla di Renzo Piano sulla pista del Lingotto di Torino. Quale location poteva essere più creativa per un evento del genere? Praticamente un “pensatoio” sopra la città.
Come dall’idea iniziale si sia arrivati a questa location e allo sviluppo del progetto della giornata di coaching è in pratica il resoconto di come trasformare una sfida in un caso di successo.

Creare un contesto in cui i creativi di una società di advertising potessero esprimersi al meglio, dar vita ad un nuovo modo di produrre idee e risultati, sfruttandole sinergie e le competenze di un team ristretto di persone, per ottenere la piena soddisfazione del loro cliente, si è rivelata una corsa a ostacoli per noi coach, in cui la flessibilità per la gestione della creatività in un sistema complesso è stato il nostro fattore critico di successo!
Dalla telefonata iniziale del Direttore Generale della società di advertising l’esperimento ha cominciato presto a complicarsi, in quanto, oltre alla location e al budget in continuo cambiamento, anche i nostri committenti avevano esigenze diverse e tutte molto importanti: favorire la condivisione delle idee, ottenere una bozza di brand-book per il cliente finale, creare un team operativo (l’ufficio di Torino e quello di Milano non avevano quasi mai lavorato insieme, gomito a gomito, sullo stesso progetto), fare team building sul gruppo appena formato….
Vi erano poi altri obiettivi meno dichiarati esplicitamente: esplorare un modello operativo diverso che avrebbe potuto diventare un modus operandi futuro, dare belle emozioni al team, dare valore aggiunto (tecnico/formativo) a tutti i partecipanti e a tutta l’attività creativa attraverso il supporto di altri consulenti esterni (docenti universitari, esperti del mondo della comunicazione, ecc…).
Vi erano poi una serie di “figure di contorno” che avrebbero potuto in qualche modo interrompere o modificare le dinamiche che si sarebbero create nel team durante tutta la giornata: un cameraman/fotografo, un pittore…
Leggi l’articolo completo: La Bolla delle Idee: Coaching per Creativi