Raul Trentin

9 giu
2010

Raul Trentin


Laurea in informatica e Master in Mechatronics Science conseguito in Germania. Per passione si è specializzato come Coach e NLP Pratictioner.

Dopo un’esperienza decennale in azienda nel settore Operations, oggi si dedica alla consulenza nei Sistemi di Qualità totale con ottica TPS (Toyota Production System), alla formazione e al coaching.

Raul TrentinAttratto dal coaching e dalla Programmazione Neuro Linguistica per il settore del Change Management, si è formato come Coach presso la ICF (International Coach Federation).

Unendo la passione per la qualità totale ed il coaching opera come Kaizen Coach all’interno delle organizzazioni. Usa il Toyota Production System per favorire il miglioramento continuo in azienda ed il coach approach come metodo per il problem solving.

Raul TrentinCome Coach il suo motto è: “Per definizione un problema è fatto per essere risolto.”

Una volta che è stato superato la persona scopre di avere delle risorse che prima non avrebbe mai pensato di avere.

Visita il suo sito personale: www.raultrentin.com

essere cristallini fiduciadi Cinzia Olivieri

In un recente seduta di coaching, mi sono soffermata su un comportamento che secondo Stephen M.R. Covey rientra fra quelli che i grandi Leader adottano piu’ o meno consciamente e spontaneamente: ESSERE CRISTALLINI. Il tema della fiducia nelle relazioni sia personali che professionali, soprattutto nei confronti del proprio team, era centrale. La focalizzazione su quali comportamenti aumentano la fiducia e soprattutto come ricostruirla quando ci si sente feriti e delusi è stato il lavoro.

Mi era piaciuta la terminologia, ma soprattutto il fatto di essere così inconsueta.

Di solito si parla di essere aperti, essere onesti, essere sinceri. Ma ESSERE CRISTALLINI  è diverso, è qualcosa di più. Essere cristallini comporta dire la verità in modo che le altre persone possano verificarla.

Significa sì essere sincero ed onesto, aperto ed autentico, ma significa anche non modificare o nascondere le informazioni e dimostrare che non si hanno finalità diverse e/o nascoste o non dichiarate, tener nascosti i veri obiettivi, fingere , e “sembrare” anziché “essere”: in altre parole non creare l’ILLUSIONE.

Questo è stato uno dei temi che ci hanno permesso di spaziare con la mente a più non posso. Alcuni collegamenti neurali, e alcune convinzioni ci hanno fatto riflettere anche sulla pubblicità, sui cataloghi e sulla comunicazione commerciale ed aziendale in genere, sulla terminologia di vendita e sulla necessità di “avere il look giusto”…. E ci siamo un po’ perse, lo ammetto. Fortunatamente entrambi abbiamo concordato che è oltre l’essere sinceri, e con grande piacere ci siamo scoperti dei ricercatori di questo comportamento nelle nostre relazioni personali e commerciali.

Ritornando sui comportamenti, e sulla capacità dei leader di ottenere consenso, logicamente non basta solo essere cristallini. Ma secondo il mio punto di vista (tanto per rimanere vicino ai visivi) è un comportamento che ha un grande valore aggiunto: quello di costruire o ricostruire la fiducia VELOCEMENTE, anzi forse è il più veloce metodo per ricostruire la fiducia.

Persone ed aziende cristalline, rivelano costantemente relazioni, interessi, conflitti, prima del tempo, in modo che tutto esca allo scoperto e nessuno possa dubitare delle loro modalità. Parlare con semplicità anziché essere reticente, ed agire sulla base del presupposto che le cose sono come appaiono, ha permesso di affrontare le vere questioni, anziche’ doverle dedurre… tanta fatica in meno, vero?

Chi come sistema rappresentazionale principale utilizza il visivo, immediatamente percepisce la differenza, poiché “cristallino” permette di vedere facilmente al di là.

La sessione di coaching si è conclusa con un piano d’azioni mirato ad incrementare la capacita di ESSERE CRISTALLINI, concordata successivamente anche con il team che lo ha accettato entusiasticamente. E per quello che riguarda me, la consapevolezza che il coaching oltre a portare risultati economici ed aziendali, migliora anche se stessi giorno per giorno.

lavoro-cercasi


di Fabio Momesso

Secondo un articolo de “Il Sole 24” ore del 19 marzo 2007, già all’epoca risultava che in Italia un milione di 40enni doveva ripartire dopo essere rimasti senza lavoro. Immaginate oggi! Il dato è senza dubbio poco piacevole e secondo me è ottimistico, in quanto è la sommatoria dei numeri riportati dalle maggiori agenzie interinali operanti nel nostro bel paese.

Dico “ottimistico” perché io sono rimasto senza lavoro a 38 e a 42 anni e non ho messo piede in agenzie interinali e nemmeno le ho contattate in altri modi, come fa oggi un altro buon milione di 40enni che, senza perdere tempo hanno dovuto fare una veloce disamina della situazione e via di corsa a creare nuovi contatti che portano alle successive esperienze professionali.

Molti, evidentemente, non trovano cosa facile risolvere in modo così veloce e autonomo la questione; spesso perché in quei frangenti il bisogno di sicurezza e l’ansia per la criticità dell’ aspetto finanziario può limitare l’obiettività e la lucidità necessarie per una giusta scelta, e soprattutto, può venire a mancare lo stato d’animo utile per vedere e cogliere le opportunità che certamente esistono in altri settori nel mercato del lavoro.

Perché perdere il lavoro e trovarsi a cercare un nuovo impiego è visto come un problema? Perché destabilizza e causa addirittura spiacevoli conseguenze e traumi? Semplicemente perché nel lavoro, come nella vita in genere, maturiamo delle abitudini, consuetudini, convinzioni. In pratica, esperienze quotidiane ripetitive che alimentano un piacevole senso di certezza e di sicurezza.

L’esperienza del cambiamento che fa da premessa all’instabilità, altro non è che un’esperienza quotidiana diversa dal solito e, se spaventa, il motivo sta semplicemente nel fatto che non era prevista. Una persona, che invece dà per possibile questo fatto, percepirà in modo meno drastico l’evento.

Voler assolutamente mantenere schemi, abitudini, consuetudini, chiamandole “certezze”; ci potrà da un lato far provare meno ansie; ma da un altro lato quante cose non potremmo provare, e quante abilità nascoste non useremmo? Inoltre, in caso di interruzioni impreviste di rapporti lavorativi, rischieremmo di farci trovare impreparati a dover gestire una situazione, critica solo perché inaspettata.

Come fare quindi?

Come farsi trovare preparati in caso di previste e impreviste risoluzioni di rapporti di lavoro?

Come ripartire serenamente se la situazione ci ha colti di sorpresa?

Ci sono vari metodi: uno di questi, innovativo e assolutamente funzionale, deriva dall’approccio di coaching, un metodo di supporto, affiancamento e “formazione” per definire e raggiungere in modo garantito i propri obiettivi, superando momenti di empasse.

Leggi tutto l’articolo: Senza Lavoro a 40 Anni: come Ripartire alla Grande



Cos’è un network? Lo ha spiegato Valentina Maltagliati durante la sua presentazione effettuata il 25 aprile 2010, in occasione del Meeting di PLS coaching.

Grazie per averci ricordato l’importanza e il potere dell’intelligenza collettiva e il fatto che la crescita del network può corrispondere al rafforzamento e alla promozione delle singole professionalità.

Come si dice in questi casi Thank’s for sharing!!!

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