Si è conclusa il 9 di febbraio 2010, con grande soddisfazione, la seconda esperienza del Corso “La tua mente è libera…Libera la tua mente!” (la prima esperienza si era svolta ad Arezzo, a dicembre, presso l’Agenzia Formativa Metaphora) di Terranuova Bracciolini, per una serie di 5 incontri intensi ed efficaci.
Un percorso che ha portato a riflettere sulla mente e le sue credenze, le percezioni e le immagini mentali, i deterrenti del pensiero creativo, la possibilità di valorizzare la mente e di allenare la mente a gestire la relazione con l’autostima, con gli altri, con la salute e il corpo, con le perdite e i dispiaceri, con la prosperità ed il potere personale…
Consapevolezza e creatività sulle alternative… la nostra mente può! Abbiamo tutte le qualità e risorse per soddisfare i nostri desideri!
I partecipanti di entrambi i corsi hanno deciso di svegliare la loro mente... adesso sanno che le abitudini mentali si possono variare e sanno che ci si può permettere di vivere la vita che desideriamo, permettendo agi altri di vivere la realtà che hanno deciso di vivere!
Un Grazie a tutti! Davvero un Buon Lavoro. E’ sempre una crescita immensa condividere con chi ha voglia di migliorare!

Una giornata passata insieme Francine Denise Ward ha provveduto a cancellare una falsa credenza, probabilmente di molti: che i coach siano persone con una vita dal percorso lineare, persone che sanno bene dove andare nella vita a bordo della loro carrozza (coach) ben organizzata. Il riassunto della storia personale di Francine non corrisponde proprio all’immagine di vita tranquilla che ci si potrebbe aspettare da una importante avvocatessa, nonché scrittrice e, ovviamente, coach.
Francine si presenta in aula vestita molto elegantemente. Si muove con l’eleganza delle persone di successo e sorride a tutti. Non un sorriso distante, freddo, ma un sorriso di chi sa molte cose, di chi ha visto molto mondo e non in senso geografico.
Si presenta per quello che è oggi, per le etichette che la società adesso le elargisce con piacere: avvocato, scrittrice, coach, consulente. L’immagine che propone corrisponde a pennello a tutto questo. Ma dopo comincia a raccontare (e per chi conosce la PNL il “ma” è d’obbligo).
La premessa molto divertente che fa è che se nella sala c’è qualcuno che ha un problema con le donne di mezza età che non riescono a trattenere le proprie emozioni, quello è il momento buono per andarsene poiché lei ha periodicamente “delle perdite”. E come finisce di dirlo si commuove ed acciuffa il primo fazzolettino di quella che sarà una lunga serie. Evidentemente si possono cambiare i vestiti, le abitudini, il modo di presentarsi ma le ferite non spariscono e non cicatrizzano mai del tutto.
Così comincia il suo racconto. Francine nasce 57 anni fa (e qui c’è un’ovazione del pubblico che le dava almeno due lustri in meno) ad Atlanta in Georgia da una famiglia povera. Quando è ancora piccola si trasferiscono a New York, nel Bronx. Come lei stessa dice, in lei si riassumeva tutto ciò che odiava: essere povera, nera, femmina, con un accento del sud. I suoi primi tentativi di cambiare sono goffi ed improduttivi. Per non essere più di colore si gratta la pelle con le lamette e si dà una crema sbiancante. L’unico risultato che ottiene è, ovviamente, quello di ferirsi ma alle volte farsi male fuori serve a sentire meno dolore dentro. La sua angoscia è talmente profonda che spesso si trova a pregare Dio di non farla svegliare più la mattina seguente. In psicologia la si definirebbe una profonda depressione infantile su basi esogene. Ma nessuno psicologo era a portata di mano e quindi Francine continua per la sua strada di fuga dalla vita che tanto odia. Alle volte si imbocca una strada per fuggire dal dolore e non si sa che quella strada porta in un posto dove non si vuole veramente andare. È così che all’età di 14 anni Francine comincia a bere scivolando inesorabilmente nell’alcolismo e da lì nella dipendenza da droghe, abitudini che riesce a mantenere solo vendendo “l’unica cosa di valore” che pensava di possedere: il suo corpo.
A questo punto l’attenzione del pubblico è proporzionale solo ai fazzolettini accumulati sul tavolo, che continuano inesorabilmente a crescere. Dai 14 ai 26 anni non ci sono cambiamenti di sorta se non l’obnubilamento della mente ad opera di alcol ed eroina. Fino al colpo di fortuna, se così lo si può definire.
Una sera Francine va in discoteca per dedicarsi alle solite attività e si ubriaca fino ad annientare del tutto la sua coscienza. In questo stato esce dalla discoteca e viene investita da una macchina che fugge via. Chi la trova pensa che sia morta visto che la sua gamba sinistra giace ripiegata dietro alla schiena con un osso bene in vista. Ma lei è ancora viva e, fortunatamente, incosciente. Si risveglierà solo in ospedale, dove le diranno che non camminerà mai più a causa della quantità di fratture riportata. Ha il busto ingessato, la gamba in trazione e l’impossibilità di fuggire da tutti i fantasmi che aveva cercato di annientare in alcol e droghe.
Con il corpo sbriciolato e l’anima orribilmente presente, Francine decide di credere all’amica che le diceva che in lei c’era del buono e decide di non essere più vittima della sua vita e degli eventi sino ad allora considerati inesorabili ed ineluttabili, si convince di avere la possibilità di scegliere cosa vuole, o non vuole, essere nella vita. Il coraggio di pensare una prospettiva diversa le dà una nuova possibilità. E capisce anche che è il momento buono per cambiare. Perché il momento migliore è sempre questo: il presente. Perché rimandare a domani?
I primi passi della rinascita di Francine si accompagnano ai suoi primi passi fuori dall’ospedale: decide di smettere di bere ed entra in un gruppo di mutuo aiuto di ex alcolisti; smette di drogarsi; torna a scuola e prende il diploma che non aveva raggiunto a diciotto anni. E non si ferma a questo. Si iscrive all’Università scegliendo quella che le sembrava la facoltà più difficile, solo per dimostrare al mondo che poteva farcela.
Alla domanda su come ha fatto a fare un cambiamento così grande, Francine risponde semplicemente: un passo alla volta, anzi un piccolissimo passo alla volta. Il suo approccio è molto semplice: focalizzarsi su azioni positive, definire l’obiettivo a cui si vuole arrivare, fare il piano per raggiungerlo, non lasciarsi bloccare dagli ostacoli, chiedere aiuto lungo la strada. In due parole: amare noi stessi ed impegnarci ad essere i veri “noi”. In questo modo i risultati arrivano inesorabilmente.
Un’ultima cosa mi ha lasciato Francine, una dedica:
“Federica, you are a light. Now go shine on someone’ spirit”. Ed io spero di avervi regalato almeno una piccola scintilla.
La base del benessere è la cultura, quindi l’atteggiamento di una persona che ha come obbiettivo il miglioramento della sua salute è quello di porsi le giuste domande. Per queste persone spiegherò la differenza tra biologico e biodinamico.
I cibi biologici vengono prodotti rispettando dei sani parametri in tutta la filiera produttiva, si comincia con il rispetto delle caratteristiche del suolo, quindi utilizzando solo sostanze naturali per arricchirlo evitando di utilizzare concimi chimici, assenza di pesticidi su frutta e verdura, ai mangimi per animali con sole farine vegetali non addizionate a farmaci di sintesi chimica.
Questa produzione consente un duplice vantaggio in primis si migliora l’ecosistema, e in secondo un netto miglioramento dei sapori dei cibi.
Numerosi studi hanno dimostrato infatti che, se acquisti al mercato pomodori biologici e pomodori normali, li cucini allo stesso modo e li assaggi ad occhi chiusi, ti accorgerai facilmente di quali sono quelli biologici.
Oltre al cibo biologico esiste poi quello biodinamico.
L’agricoltura biodinamica affonda le sue radici nel pensiero del filosofo austriaco Rudolf Steiner che considera un tutt’uno’ uno la terra e la vita che si sviluppa in essa.
Ecco allora che oltre ai metodi di coltivazione biologica si ricorre alle fasi lunari per stabilire il giusto calendario delle semine, e all’utilizzo di particolari preparati naturali da aggiungere all’humus o da vaporizzare sulla parte aerea dei vegetali per aumentarne la loro energia vitale.
Per l’ottenimento di tali preparati si utilizzano ingredienti come la camomilla, l’ortica, l’achillea ed il quarzo macinato diluiti poi in diluizioni infinitesimali come nell’omeopatia.
Di certo mettere sulle nostre tavole cibo biodinamico assicura un alimento di gran lunga più sano rispetto ad un alimento trattato con prodotti chimici che forzano le peculiarità del suolo e ne snaturano i prodotti.
Chiedersi che differenza ce’ fra un uovo bio o “normale”, o la differenza che passa tra un insalata coltivata in metodo biodinamico ed un insalata tradizionale può fare si che nelle persone si attivi il giusto atteggiamento nei confronti della propria salute e della tutela dell’ambiente che ci circonda.
Il mio consiglio non e’ quello di diventare degli integralisti, semplicemente e’ quello di ponderare bene la scelta della spesa quotidiana.
Per maggiori informazioni: Studio Zavalloni.