In un recente seduta di coaching, mi sono soffermata su un comportamento che secondo Stephen M.R. Covey rientra fra quelli che i grandi Leader adottano piu’ o meno consciamente e spontaneamente: ESSERE CRISTALLINI. Il tema della fiducia nelle relazioni sia personali che professionali, soprattutto nei confronti del proprio team, era centrale. La focalizzazione su quali comportamenti aumentano la fiducia e soprattutto come ricostruirla quando ci si sente feriti e delusi è stato il lavoro.
Mi era piaciuta la terminologia, ma soprattutto il fatto di essere così inconsueta.
Di solito si parla di essere aperti, essere onesti, essere sinceri. Ma ESSERE CRISTALLINI è diverso, è qualcosa di più. Essere cristallini comporta dire la verità in modo che le altre persone possano verificarla.
Significa sì essere sincero ed onesto, aperto ed autentico, ma significa anche non modificare o nascondere le informazioni e dimostrare che non si hanno finalità diverse e/o nascoste o non dichiarate, tener nascosti i veri obiettivi, fingere , e “sembrare” anziché “essere”: in altre parole non creare l’ILLUSIONE.
Questo è stato uno dei temi che ci hanno permesso di spaziare con la mente a più non posso. Alcuni collegamenti neurali, e alcune convinzioni ci hanno fatto riflettere anche sulla pubblicità, sui cataloghi e sulla comunicazione commerciale ed aziendale in genere, sulla terminologia di vendita e sulla necessità di “avere il look giusto”…. E ci siamo un po’ perse, lo ammetto. Fortunatamente entrambi abbiamo concordato che è oltre l’essere sinceri, e con grande piacere ci siamo scoperti dei ricercatori di questo comportamento nelle nostre relazioni personali e commerciali.
Ritornando sui comportamenti, e sulla capacità dei leader di ottenere consenso, logicamente non basta solo essere cristallini. Ma secondo il mio punto di vista (tanto per rimanere vicino ai visivi) è un comportamento che ha un grande valore aggiunto: quello di costruire o ricostruire la fiducia VELOCEMENTE, anzi forse è il più veloce metodo per ricostruire la fiducia.
Persone ed aziende cristalline, rivelano costantemente relazioni, interessi, conflitti, prima del tempo, in modo che tutto esca allo scoperto e nessuno possa dubitare delle loro modalità. Parlare con semplicità anziché essere reticente, ed agire sulla base del presupposto che le cose sono come appaiono, ha permesso di affrontare le vere questioni, anziche’ doverle dedurre… tanta fatica in meno, vero?
Chi come sistema rappresentazionale principale utilizza il visivo, immediatamente percepisce la differenza, poiché “cristallino” permette di vedere facilmente al di là.
La sessione di coaching si è conclusa con un piano d’azioni mirato ad incrementare la capacita di ESSERE CRISTALLINI, concordata successivamente anche con il team che lo ha accettato entusiasticamente. E per quello che riguarda me, la consapevolezza che il coaching oltre a portare risultati economici ed aziendali, migliora anche se stessi giorno per giorno.
Assoform Rimini in collaborazione con PLS Coaching organizza il seminario gratuito Vincere nel Cambiamento con la forza del proprio Team, il 23 Aprile a Rimini.
L’incontro ha come obiettivo: prendere consapevolezza delle proprie capacità come individui e come aziende, conoscere i funzionamenti della nostra mente che genera le soluzioni o si blocca in schemi non efficaci. Conoscere una metodologia che consente a tutto il team di dare il meglio di sé: il Team Coaching.
“I problemi che abbiamo non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati” – Albert Einstein
Relatori: Paolo Svegli e Cinzia Olivieri – membri di PLS coaching.
Programma:
1. le sfide del momento attuale.
2. la gestione del cambiamento (schemi mentali e risultati: quanto siamo legati ai nostri schemi? Quanto ci costa cambiare? Esercizi in aula/applicazioni.)
3. le risorse interne all’azienda: la forza del team (storie di squadre che hanno fatto la differenza)
4. come trasformare un gruppo in un team (ovvero focalizzare tutti i componenti dell’azienda sul risultato). Esercizi in aula. 5. come orientare un team al miglioramento continuo e alla generazione di risultati. Gli schemi mentali che usiamo per ragionare producono i risultati che otteniamo. Esercizi in aula tra loro.
Per informazioni e iscrizioni scaricata la seguente scheda di iscrizione: SEMINARIO PLS Assinform
di Lapo Baglini
“La maggior parte delle cose che avvengono in azienda ha a che fare con le emozioni”. Questa è una delle frasi che mi ha più colpito nella mia area di studio e competenza, cioè il marketing strategico e il coaching aziendale, è di Stever Robbins (colui che a 23 anni aveva già risolto i suoi problemi economici inventandosi, insieme a un amico, il FTP, file transfer protocol, il software per mandare i file su internet, per capirci).
A volte infatti si rischia di credere che le dinamiche aziendali abbiano a che fare con i fogli calcolo di Excel: niente di più lontano dal vero. Quando ci si approccia a una realtà organizzativa spesso la cosa più importante è riconoscere e capire la cultura aziendale, definita spesso come l’insieme delle regole non scritte che determinano e influenzano il comportamento degli appartenenti all’organizzazione stessa. La cultura aziendale è quello che si vede, abbigliamento, luogo di lavoro, stile, e quello che non si vede, processi decisionali, valutazioni, errori, rischi. Comprenderla è il primo passo per essere efficaci nella propria professione di consulenti o di business coach.
Il coaching, che Robert Dilts definisce come “il processo attraverso il quale si aiutano individui e gruppi di persone a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità di performance” è quindi di una metodologia orientata ai risultati e il coach è il professionista che aiuta in modo decisivo il suo cliente a produrre risultati e a portare soddisfazione e qualità nella propria vita personale e professionale.
Al di là delle disquisizioni terminologiche, business, executive, strategic coaching, cosa fa essenzialmente un coach? Un coach affianca chi richiede il suo intervento per esaminare la situazione attuale (luogo di partenza), definire gli obiettivi (luogo desiderato), elaborare e applicare un piano di azione che colleghi il punto di partenza e quello di arrivo.
Non essendo assolutamente “orientato alla cura di disturbi psicologici o alla risoluzione di specifici problemi, tende invece a far emergere a pieno le potenzialità degli individui a vantaggio di una competenza da sviluppare o di un risultato da migliorare” (così Milanese e Mordazzi).
In azienda il coach, fra le altre cose, può “focalizzare il proprio intervento nell’aiutare l’imprenditore asviluppare business plan specifici e personalizzati”. Già su questo non avevo riflettuto, inizialmente. Avevo tenute ben separate nella mia mente le attività di consulenza in azienda e quelle di coaching.
Però in azienda non sempre questa è l’impostazione più utile o efficace. O l’unica. E, al di là degli aspetti specifici del Team Coaching, argomento che abbiamo trattato insieme con Paolo Svegli in un libro, ci può essere la necessità di unire le competenze strategiche di marketing a quelle più inerenti al coaching.
Leggi tutto l’articolo su Psicolab.net: Coaching strategico

L’intervento di Lara Cortese durante il primo meeting di PLS coaching, che si è svolto di recente in Val di Fassa, si è incentrato sulla gestione del primo incontro di gruppo nell’ambito di un Team Coaching aziendale. E’ stato molto interessante vedere come l’utilizzo della finestra di Johari, in questa fase, possa predisporre meglio il gruppo al percorso che si accinge a fare insieme al coach.
Il modello, matrice o finestra di Johari prende il nome da un gioco di parole ottenuto mescolando alcune parti dei nomi di battesimo di Joseph Luft e Harry Ingham, ricercatori dell’università della California che negli anni ‘60 strutturarono questo modello per studiare le interazioni sociali.
La matrice non serve tanto per misurare la personalità, quanto per offrire uno strumento capace di rilevare come la personalità viene espressa, osservando quindi il rapporto tra noi e gli altri.
I ricercatori osservarono che ci sono aspetti della personalità che sono noti sia a noi stessi che agli altri ed aspetti che invece ci teniamo solo per noi. Ci sono cose che gli altri notano di noi e delle quali non siamo consapevoli (o forse non le accettiamo) ed un lato oscuro a tutti.
Per ottenere la matrice si divide un quadrato in quattro “finestre”. Una cella “pubblica” che rappresenta il nostro lato pubblico, ciò che è conosciuto da noi stessi e dagli altri, come ci mostriamo, opposta alla cella “ignota” dove si racchiudono gli aspetti della personalità più torbidi, quelli di cui non abbiamo consapevolezza, i nostri segreti. A metà strada le due celle “miste”, la sfera “privata” in cui si collocano quegli aspetti di noi, delle nostre esperienze che non desideriamo condividere e la cella “cieca” nella quale, al contrario, si affacciano e feedback ricevuti dagli altri che però stentiamo a far corrispondere con il nostro personaggio.
In questa casella stanno tutte le critiche che ci vengono mosse nel corso della vita dalle persone che incontriamo sul nostro percorso, ma che sembrano non corrisponderci. Questa casella esprime senz’altro un aspetto della nostra personalità perché gli altri spesso concordano, ma essendoci ignota ci stupisce perché ci obbliga a rilevare che siamo “visti” in modo diverso da come ci poniamo. E’ un po’ come quando rimane un pezzettino di prezzemolo tra i denti. Gli altri lo notano e in quel momento ci “rappresenta”, ci rende buffi o sciatti, ma noi non ce ne accorgiamo.
La Finestra di Johari nelle dinamiche di gruppo
La Finestra di Johari può essere applicata per comprendere e modificare le dinamiche di gruppo, di coppia e anche per una sorta di autoanalisi. Il coach la può utilizzare nel team building, nel life coaching di coppia e anche in sessione individuale.
Le interazioni fra i quattro box determinano i tipi di rapporti che si possono creare all’interno di un gruppo o di un team, di una coppia o anche i conflitti interiori: socializzazione aperta e quindi interscambio di informazioni, confidenze/sfoghi, empatia.
Man mano che cresce l’affiatamento del team, della coppia o la selfconfidence si tenderà a spostare la maggior parte degli argomenti nell’area pubblica e la comunicazione interpersonale diverrà più fluida. Se dovessimo farne una rappresentazione grafica avremmo una finestrona pubblica, e le altre a decrescere conseguentemente.
Il coach può anche fare una sorta di prima e dopo, disegnando le 4 finestre di grandezza commisurata all’autovalutazione della persona e poi rivedendo i pesi e le misure dopo il suo intervento motivazionale.