Ho un gatto nella pancia

Sì il corso sui tre cervelli cambia la prospettiva e – scusate il gioco di parole – a volte dà un po’ alla testa…”

Monia ci racconta la sua scoperta più illuminante e anche quella di un nuovo amico a cui dare ascolto.

Ho scoperto di avere un gatto nella pancia.

Che ci crediate o no è così. E mica soltanto io: tutti noi abbiamo un cervello enterico, proprio lì nella pancia, che ha una rete neuronale funzionante fatta da 500 milioni di neuroni, pari a quelli di un gatto.

Niente coda pelosa che si muove sincopata stuzzicando il fegato quindi e nemmeno fusa che si propagano dallo stomaco, ma solo brontolii. Dall’altro lato, però, qualcosa di più: un cervello potente che custodisce una parte fondamentale di noi: la nostra identità, il nostro senso di autoconservazione e anche le nostre paure.

Per me è stata una scoperta strabiliante e non mi sono limitata ad accoglierla, ma ho deciso di dare una chance intera a quel cervello che non sapevo di avere e che ascoltavo così poco.

E il nostro micione enterico, da buon felino, usa il sonno per fare qualcosa di altrettanto strabiliante: digerire quello che ci accade durante la giornata. Tutti più o meno hanno sentito parlare della fase R.E.M (rapid eye movement) quella che ha a che fare con i rapidi movimenti degli occhi nel corso della notte, quando vengono richiamate le immagini della giornata appena trascorsa o di qualche ricordo. Oppure c’è chi pur sapendone poco, ne ha sentito parlare se non altro per l’inconfondibile voce di Michael Stipe. Nemmeno una volta però avevo sentito parlare del R.G.M – rapid gut movement – ossia la digestione degli accadimenti della giornata.

Attenzione, quindi: ho imparato che andare a dormire con lo stomaco pieno, ci impedisce anche di digerire a dovere tutto quello che la giornata ci ha riservato, perché tutta la nostra parte enterica è impegnata a smaltire il cibo. E se vogliamo che digerisca quello che ci è capitato, non possiamo darle un extra lavoro da fare. Ecco, anche in questo è proprio un gatto: col cavolo che accetta di fare straordinari.

Come per ogni grande scoperta, ci sono delle avvertenze da leggere attentamente: questo simpatico cervello a me quasi sconosciuto ha bisogno di vivere in equilibrio con gli altri due cervelli di cui siamo dotati: il fratello più famoso, ossia il cervello encefalico e quello cardiaco. Testa e cuore, insomma. Perché nella prima stanno i pensieri, i significati, le analisi, le conoscenze e il secondo è sede delle emozioni, dei valori e dei desideri. Insomma sono tre pezzi da novanta e nel momento in cui uno tra loro tre si impone sugli altri crea degli scompensi. La saggezza sta nell’equilibrio. E forse anche la felicità.

In tutta onestà, confesso che il cervello enterico mi affascina molto, forse perché ha quel pizzico d’ignoto in più per me rispetto agli altri due. E ieri, tornando a casa, mentre pensavo a cosa avrei voluto raccontare di lui, sono stata accolta così come vedete in foto e ho pensato che alla fine, dopo tanti passi e tante strade, c’era un gatto lì ad aspettarmi, che aveva solo voglia di farsi conoscere meglio.

“Se fosse possibile incrociare l’uomo con un gatto, la cosa migliorerebbe l’uomo, ma di certo peggiorerebbe il gatto”

Mark Twain

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