L’allenamento mentale nello sport: intervista a Gloria Peritore

Per capire l’importanza dell’allenamento mentale nello sport abbiamo deciso di far parlare, Gloria Peritore, l’atleta che dopo la vittoria nell’ultima edizione di Oktagon si è definitivamente confermata tra le stelle della thai boxe italiana.

Oktagon è un punto di arrivo importante per gli sport di combattimento e Gloria ci è arrivata dopo una carriera che è cominciata nel 2012 con il titolo mondiale WTKA, confermato più di recente con il titolo di campionessa Italiana PRO della categoria dei 55 kg di FCRules, a cui ha aggiunto il titolo mondiale IAKSA 2013 – K1 e il mondiale ISKA nel 2014, tenutosi in Spagna.

L’allenamento mentale nello sport, detto anche mental coaching o mental training, è uno dei fattori decisivi per raggiungere alte performance, sia per i singoli atleti che per i team.

gloria peritore allenamento mentale nello sport
fotografia Niccolò Celesti

Per la maggioranza degli sportivi il focus è sull’allenamento fisico, solitamente percepito come più divertente e appagante. Della mente non si parla quasi mai. E quando accade, lo si fa marginalmente o a posteriori, per constatare a giochi fatti come sia mancato il necessario equilibrio mentale per ottenere il risultato desiderato.

Hanno un grande vantaggio quindi quegli atleti e allenatori che giocano di anticipo perché si rendono conto del peso dell’allenamento mentale nello sport e di come si possa lavorare anche sulla mente per mettere il corpo nelle condizioni di dare il meglio.

Gloria Peritore, ormai da tre anni, è seguita da Lapo Baglini come mental coach nel suo percorso di preparazione. E ci racconta la sua esperienza rispondendo a 11 domande.

1. Domanda doverosa, come ti senti dopo la tua ultima vittoria? Per te Oktagon era uno dei traguardi più importanti!

Eh si… Quando un po’ di tempo fa mi dicevano che avrei potuto vincere Oktagon mi facevo delle grasse risate, d’altronde il mio percorso ha avuto un inizio tutt’altro che facile…

2. Il successo non è arrivato da subito?

No, anzi… La mia avventura è iniziata nel 2010 con la disciplina del light contact, solo nel 2012 ho iniziato con la kickboxing a contatto pieno.Il primo incontro è stato una brutta sconfitta, ho perso per abbandono nonostante stessi vincendo. Ed è stato causato soprattutto dallo stato emotivo in cui mi trovavo. Però mi ha dato una motivazione talmente forte che si fa sentire a distanza di tre anni.

3. Come sei riuscita a trasformare quella sconfitta in fonte di motivazione?

Mi sono rimessa subito in gioco, confrontandomi con il mio allenatore che, nonostante la sconfitta, ha continuato a darmi fiducia. Soprattutto, ho provato a fare qualcosa di nuovo, che non avevo sperimentato fino a quel momento. Infatti, non avevo mai pensato di affiancare all’allenamento fisico l’allenamento mentale nello sport … Anche se in realtà quello che mi aveva fatto perdere il primo incontro era stato proprio il livello troppo alto di stress che non ero riuscita a gestire.

4. Cosa ti ha spinto a farti seguire anche a livello di preparazione mentale?

Conoscevo già Lapo da qualche anno ma non sapevo che si occupasse anche di training mentale per gli sportivi. Quando me l’ha detto ho pensato “proviamo”. Non avevo idea di cosa mi aspettasse, non sapevo nemmeno bene di cosa si trattasse. Mi sono buttata in questa esperienza ed ero molto fiduciosa.

5. Non sempre si capisce l’importanza di intraprendere un percorso del genere?

Quando parli di un allenamento mentale che accompagna il tradizionale training fisico le persone, e spesso gli atleti stessi, sono un po’ titubanti. Riconoscono che sia importante ma la priorità assoluta viene spesso data alla preparazione fisica. In realtà non dovrebbe essere così.

6. Quanto pensi che un atleta possa ottimizzare la sua performance grazie al mental training?

Appena ho iniziato il percorso di mental training ho visto che funzionava, che mi serviva per dare il meglio, ottimizzando ciò che sviluppavo durante l’allenamento fisico (Gloria si allena 2 ore 6 giorni alla settimana con il suo allenatore Paolo Morelli ndr). Ora posso dire che i successi che ho ottenuto sono dovuti in gran parte anche all’aspetto di preparazione mentale e alla concentrazione che sono riuscita a tenere durante ogni match e anche in allenamento.

mental training per gli sportivi
fotografia Niccolò Celesti

7. Come hai imparato a gestire lo stress durante le sfide?

L’allenamento mentale, proprio come quello fisico richiede tecnica e determinazione. Le nostre emozioni possono essere il nemico più grande durante uno scontro: una delle cose più complesse da combattere è l’ansia. Se nessuno ti dice come farlo diventa quasi impossibile, e spesso si rischia addirittura di alimentarla finendo per buttare via centinaia di ore di duro allenamento.

Il lavoro che faccio con Lapo è fondamentale da questo punto di vista.

8. C’è una situazione in cui pensi che la preparazione mentale ti sia stata particolarmente utile?

Sì, lo scontro di aprile a Oktagon. Avevo una pressione enorme sulle spalle. Questa volta dovevo gestire anche lo sguardo di 12.000 persone e, per come sono fatta io, non so se ce l’avrei fatta.

9. Perché ? come sei… o meglio come saresti?

Molto ansiosa ed emotiva, davvero molto. Ma devo dire che il mio percorso mi ha aiutato a gestire l’ansia e le emozioni in ogni contesto. Anche quando scendo dal ring, nella vita di tutti i giorni. Uno dei segreti è sempre rimanere focalizzati sull’obiettivo ed evitare che interferenze esterne possano distrarmi da esso.

10. Sei diventata un esempio per molte persone, soprattutto per il tuo essere molto umile, non credi che l’umiltà possa essere in contrasto con il raggiungimento di risultati da “campionessa”?

No, anzi… L’attitudine giusta è quella di pensare di poter dare il meglio e non di pensare di essere la migliore. Altrimenti non avrei la determinazione per migliorare.

11. Oktagon ti ha dato ancor più visibilità a livello internazionale, tanto da essere invitata in Francia per il match valevole per il titolo europeo ISKA nella categoria dei – 52 kg. E con la francese di casa hai perso ai punti con un verdetto non unanime… Come riparte da qui una campionessa?

In realtà non vedo questa sconfitta come un dover “ripartire”. Essa, come tante vittorie, fa parte del percorso che ho intrapreso, sono consapevole che mi confronterò con avversarie sempre più forti e non posso pretendere che vada sempre tutto per il meglio. Ad esempio, potrebbe capitare di perdere per  cause fuori dal nostro controllo, o perché semplicemente si è sbagliato qualcosa. Non siamo delle macchine ed è importante anche come reagiamo dopo aver mancato un obiettivo. Questa sconfitta non mi farà dimenticare di certo tutto quello che ho costruito insieme al mio maestro, alla fiducia in me stessa che piano piano diventa sempre più forte. Insomma, diciamo che è stato un colpo basso da cui voglio  trarre la motivazione giusta per affrontare le prossime sfide.

E noi continueremo a seguirti…

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