Mental Coach per gli sportivi: a chi serve e perché

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Mental Coaching prima del Mondiale WKC di Melbourne 2013

Il mental coach aiuta le persone a raggiungere i propri obiettivi andando a rimuovere le interferenze che limitano il loro potenziale, la capacità di esprimersi al meglio. Se questo è vero nella vita di tutti i giorni lo è ancora di più nel mondo dello sport. In questo campo c’è un legame stretto, inscindibile, fra stato mentale dell’atleta, motivazione e risultati.

Mentre infatti nella vita di tutti i giorni a volte qualcuno può non essere al massimo della motivazione e nonostante questo cavarsela sul piano professionale più o meno bene senza darlo a vedere palesemente, una volta su un campo in erba, su un ring o in una palestra, se c’è qualcosa di non a posto sul piano dell’attitudine mentale, la cosa diventa manifesta e viene subito notata, dato che la performance agonistica amplifica tutto e ingrandisce gli eventi.

Nel mental coaching o mental training per sportivi si parla di Quadrato magico: Tecnica, Tattica, Mente e Fisico. La mente, contrariamente a quello che si può pensare, è la componente essenziale per il fatto che, se non si padroneggia una base cognitiva solida, una congruenza interna, diventa davvero difficile raggiungere grandi risultati.

E sotto il controllo della mente ci sono la nostra motivazione, il nostro stato d’animo, i nostri valori, i nostri obiettivi.

Quello che abbiamo notato, lavorando come mental coach, con tanti atleti di diverse discipline, è che gli sportivi molto efficaci sono consapevoli dei fattori sui quali non hanno il controllo e allo stesso tempo si assumono la responsabilità della loro performance. E ci siamo resi conto che, contrariamente a quello che si può credere, al di là della paura del fallimento o del risultato negativo, della sconfitta, altrettanto nocivo può diventare il successo che innalza l’aspettativa degli altri nei loro confronti sull’esito delle prove successive.

La nostra idea, e sappiamo che non tutti sono d’accordo, è che per essere un buon mental coach per gli sportivi bisogna essere, o essere stati, degli sportivi. Proprio per rendersi conto di come funziona la testa, la motivazione, le convinzioni, il concetto di auto-efficacia e lo stato d’animo di chi fa sport. E questo è ancora più vero negli sport di contatto, quando non sei separato da una rete dagli avversari e lo scontro fisico fa parte del gioco.

L’esperienza come mental coach

La nostra esperienza nello sport ha spaziato di molto, dal rugby al calcio, dalla marcia al karate, dal nuoto alla kick boxing. E le problematiche sono in parte comuni e in parte completamente diverse. La pressione esterna, mediatica e delle persone, che subisce un giocatore di calcio professionista non è neanche paragonabile a quella di un nuotatore, altrettanto professionista (anche se con uno stipendio nettamente inferiore) che vince i campionati italiani e che in pochi conoscono al di fuori del mondo delle piscine.

Persone ed emozioni da ricordare ne proviamo tante come mental coach, proprio perché si tratta di un’attività sempre collegata a performance numericamente certe. Lo sport infatti, nel bene o nel male, non fa sconti e le percezioni personali di fronte a un tempo, a una classifica o a un podio, lasciano il tempo che trovano.

Un’esperienza significativa è legata a un professionista del pallone. La cultura sportiva italiana è calcio centrica e ricordo sempre l’espressione stupita di un giocatore sudamericano, nazionale nel suo paese, che non era stato da me riconosciuto. Stupore positivo che l’atleta ha subito collegato al non sentirsi giudicato e che gli ha permesso di lasciarsi andare innescando un processo di cambiamento in positivo.

Indimenticabile l’educazione della nazionale di karate, dove gli atleti ti salutano con un inchino, prima e dopo ogni sessione di coaching. E poi vincono un mondiale in Australia

Difficilmente prevedibile l’ascesa di un’atleta nella kick boxing che inizia pochi anni fa, a livello amatoriale, lavorando in azienda, e che vince due titoli mondiali: probabilmente la rivedremo l’anno prossimo a Oktagon.

Senza dimenticare la forza della motivazione di un nuotatore, quella che lo fa allenare tutti i giorni in vasca, la forza potente delle bracciate, il contatto con l’acqua e la compagnia della propria mente a scandire i tempi interni dei movimenti al servizio del più spietato degli allenatori, il cronometro.

E si potrebbe parlare dello strano tipo di adolescenza che vivono le ginnaste di alto livello ad appena dieci anni. O lo sguardo di una marciatrice quando compie quel movimento così unico e particolare …

La cosa da ricordare è che la mente è in grado di fare qualsiasi cosa, trucchi e scherzi negativi ma anche trucchi e scherzi positivi: il mental training serve ad aiutare l’atleta a conoscere ed evitare i primi e ad imparare ad utilizzare i secondi, quelli che innalzano il suo livello di performance.

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